Clean Sea Life Life

A pesca di rifiuti
Il progetto Clean Sea Life

Clean Sea Life (LIFE15 GIE/IT/000999), è un progetto LIFE co-finanziato dall’Unione Europea.

Un mare di rifiuti

Gli ecosistemi marini italiani sono un’importantissima riserva di biodiversità, ospitano più di 14.000 specie e probabilmente altrettante sono ancora da scoprire.
Oltre a questo i mari svolgono anche il ruolo di mitigatori dei cambiamenti climatici e forniscono una serie di risorse e servizi ecosistemici fondamentali per il genere umano.

L’integrità e la funzionalità dei mari, in Italia come nel resto del mondo, sono messe in serio pericolo da una minaccia che cresce giorno dopo giorno: i rifiuti.

Decenni di incuria e poca consapevolezza da parte di cittadini, lavoratori e autorità, hanno portato il mare ad essere oggi letteralmente invaso da rifiuti di ogni genere, con conseguenze negative per la biodiversità e anche per le attività umane.
La situazione è grave ma non irrecuperabile, e la soluzione passa attraverso una maggiore conoscenza del problema e una presa di coscienza da parte di tutti i comparti della società.

Il progetto Clean Sea Life, iniziato nel 2016 e terminato nel 2021, ha l’obiettivo di contrastare l’accumulo dei rifiuti marini lungo le coste italiane attraverso azioni di sensibilizzazione, la promozione dell’impegno attivo dei cittadini e nelle scuole, e la diffusione di buone pratiche nella gestione dei rifiuti. Il progetto vede come capofila il Parco Nazionale dell’Asinara e come partner beneficiari CoNISMa, Fondazione Cetacea, MedSharks, Centro Velico Caprera e Legambiente.

Fishing for litter

Una delle tante attività realizzate nel corso del progetto, ha coinvolto i pescatori.
La presenza di rifiuti in mare, oltre ad essere una grave minaccia per la biodiversità, rappresenta anche un problema per i pescatori stessi, i quali si trovano a dover impiegare tempo ed energie per liberare le reti da una moltitudine di oggetti, spesso così numerosi da lasciare poco spazio al pesce.

Ad oggi in Italia e in Europa, non esiste una normativa chiara che possa permettere ai pescatori di riportare a terra i rifiuti che rimangono impigliati nelle reti.

Come testimoniano molti di loro, spesso l’unica soluzione possibile e sicuramente meno rischiosa è ributtare a mare i rifiuti pescati.

Alla luce di questo, a partire dal 2018, Clean Sea Life ha organizzato una campagna di Fishing for litter, cioè pesca di rifiuti in collaborazione con pescatori professionisti, con l’obiettivo di individuare un modello efficace e condiviso per la gestione dei rifiuti pescati accidentalmente.

Grazie alla partecipazione di 128 pescherecci, la più grande flotta mai coinvolta in un progetto simile in Italia, è stato possibile raccogliere preziose informazioni da trasmettere ai decisori politici. La pesca di rifiuti si è svolta su 4 diverse località, Rimini (Emilia Romagna), San Benedetto del Tronto (Marche), Porto Torres (Sardegna) e Manfredonia (Puglia).

Durante il monitoraggio di Clean Sea Life, in totale sono stati pescati 9.738 chilogrammi di rifiuti, alcuni pescatori hanno proseguito l’attività di raccolta anche una volta finito il progetto pilota, a dimostrazione di come ci sia una volontà condivisa e una necessità di compiere un passo avanti verso una migliore gestione dei rifiuti in mare.

16 75 18 40
Media rifiuti raccolti in kg/Giornata

Cosa è stato trovato

Conoscere quali sono le tipologie di rifiuti che affollano il mare è un passaggio fondamentale per impostare una corretta strategia. L’analisi merceologica dei rifiuti può rivelare preziose informazioni riguardo la loro provenienza e aiuta ad individuare quali sono i settori su cui è più urgente intervenire.

Di tutti i rifiuti raccolti durante le uscite in mare di Clean Sea Life, ne sono stati analizzati ben 3.489 chilogrammi, seguendo un protocollo realizzato appositamente per le attività di Fishing for Litter, che oltre alla natura dei rifiuti, informazioni utili alla valutazione dei costi di smaltimento. La quantità e la natura dei rifiuti pescati sono molto variabili in funzione dell’area geografica, della vicinanza con sbocchi fluviali o allevamenti, del tipo di pesca (con reti a strascico, oppure con il rapido, un attrezzo che “raschia” i fondali e serve per la pesca di pesci piatti come razze e sogliole), ma anche di molti altri fattori, ad e esempio il meteo.

Il 62% dei rifiuti analizzati è costituito da oggetti di plastica, la maggior parte dei quali monouso, la massiccia presenza di sacchetti, stoviglie e bottiglie sono campanello d’allarme di una gestione insufficiente dei rifiuti urbani.

Ma il problema non è solo legato a ciò che arriva dalla terra: il 35% del totale dei rifiuti analizzati è riconducibile ad attività “di mare”, in particolare la pesca e l’acquacoltura, con la mitilicoltura che si conquista un triste primato. Più della metà dei rifiuti provenienti da attività che hanno a che fare col mare è costituito dalle retine per la mitilicoltura, reti tubolari in plastica che vengono utilizzate per contenere le cozze e che periodicamente vengono sostituite e molto spesso disperse in mare.

62% Plastica 16% Gomma 8% Metallo 7% Tessili 3% Vetro/Ceramica 1% Legname processato 3% Altro

I racconti dei pescatori

Nel complicato processo di regolamentazione della gestione dei rifiuti in mare, i pescatori sono protagonisti. Il monitoraggio di Clean Sea Life si è svolto in stretta collaborazione con i pescatori e questo ha permesso di conoscere più da vicino problematiche pratiche e necessità, attraverso la testimonianza diretta di uomini e donne le cui vite dipendono dalle risorse del mare.

Coordinatore beneficiario
Beneficiari associati